24 ago
10 ago
Cosa dire..ricordo come se fosse passato un solo minuto da quando ho attraversato quel confine con quella grande scritta..VLADIVOSTOK!!! Non è stata facile per niente…anche se sono nato per volare in sella alla mia Ducati..non è stato facile fratelli.
E vero la Russia ci ha regalato tante emozioni e tanto calore ma dopo Ulan-Ude è cambiata improvvisamente. Ci hanno tirato un sasso spaccandoci il casco, abbiamo bucato la gomma posteriore per due volte in 100km, ci hanno tolto l’asfalto, ci hanno mandato giù un bel pò di pioggia, siamo rimasti senza benzina, migliaia tra zanzare e altre strane bestie ci hanno torturato e martoriato ..ma non ci siamo mai fermati, non abbiamo mai spento il nostro sorriso…abbiamo stretto i denti e abbiamo trovato immediatamente nuove soluzioni, proprio lì dove non c’è nulla..in quella Siberia che nonostante il grande silenzio ci ha parlato, ci ha espresso il suo assenso con quella poca gente che ci ha alzato il pollice verso l’alto al nostro passaggio ed è sempre stata pronta ad aiutarci, ci ha affascinato con i suoi paesaggi e soprattutto si è fatta sentire con il suo freddo notturno…ma non abbiamo mollato per far si che arrivassimo puntuali alla partenza della nave che ci portava in Giappone…e cosi è stato fratelli..siamo arrivati al porto di Vladivostok come da programma il 4 agosto!!
Non è stato facile neanche salutare Dimitri che mi ha seguito durante questo breve tratto..abbiamo condiviso il cibo, i problemi, la pioggia, il fango, ed una montagna di risate…ed ora deve tornare, la sua Ducati è già pronta e imballata sul treno che la riporterà a Mosca mentre lui prenderà presto un aereo. Una stretta di mano, poche parole, un ultimo sguardo “ ci rivedremo fratello” … spasiba (grazie)..io e Lidia continuiamo questo volo…e cosi, dirigendoci verso l’imbarco ci voltiamo nuovamente per un ultimo saluto da lontano police-mignolo e via…il Giappone ci aspetta…un pò di tristezza ma anche tanta felicità per aver trovato un nuovo vero amico quest’esperienza ci legherà a vita e tutto ciò come sempre è solo perché entrambi abbiamo una Ducati altrimenti non ci saremmo mai conosciuti…questo siamo noi…un mondo…una famiglia!
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Zio25r
I can fly …
6 ago
Arriviamo in vista del lago nel primo pomeriggio con l’intenzione di costeggiarlo da ovest fino alla riva est per poi riprendere la strada verso Ulan-Ude, ma la strada verso sud è interrotta per una paio di giorni e allungare andando verso nord comporterebbe un ritardo sulla tabella di marcia che non possiamo permetterci; il 4 agosto dobbiamo essere a Vladivostok per l’imbarco.
Optiamo per un traghettamento, ma anche in questo caso la notizia non è delle migliori; non ci sono imbarcazioni che attraversano il lago, ce ne sono solo alcune che lo costeggiano ma impiegano troppo tempo per arrivare dall’altra parte. Fortunatamente non ci manca lo spirito d’avventura e quattro chiacchiere con i “lupi di lago” locali ci consentono di trovare una barca che in circa 5 ore di navigazione, pochi spicci per la benzina e tanta cortesia, ci porterà a destinazione o quasi …
Ci imbarchiamo; ormai è buio, giusto il tempo di vedere il sole tramontare e poi cala la notte più nera; il pensiero, durante le ore di navigazione, torna sulla strada percorsa fin qui da Mosca, migliaia di chilometri di sterminate pianure e enormi distese di betulle bianche, forse a tratti un po’ noioso, ma certamente affascinanti; tra poco sarà Siberia.
Già durante la navigazione la temperatura è scesa a circa 5 gradi; alle due del mattino siamo in vista della costa. Siamo “abusivi” e, pertanto, non possiamo attraccare nel porto, dobbiamo accontentarci di un molo abbandonato e un po’ malandato. Le signorine scendono senza difficoltà, rimontiamo il solito puzzle di bagagli e facciamo rombare i nostri bicilindrici.
Per un’ora buona vaghiamo tra i campi alla ricerca di una strada, con la sole luce dei nostri fari. Ad un certo punto intravediamo in lontananza delle luci che sembrano provenire da alcune case; raggiungiamo un piccolo centro abitato e ci mettiamo subito alla ricerca di un posto dove dormire qualche ora; l’opzione tenda non è praticabile stanotte, deve aver piovuto parecchio nei giorni precedenti ed è tutto allagato.
Sono passate le 4 di notte quando troviamo “letteralmente” quattro mura, un paio di materassi sporchi e bucati buttati per terra e due coperte di lana pesante e puzzolente, ma almeno abbiamo un tetto. Niente corrente, niente acqua, un freddo cane, stivali al piede e bandana in testa; no chiudiamo gli occhi, la stanchezza fa tutto il resto.
Solo un paio d’ore di sonno profondo, sono da poco passate le 6 di mattina e il volo riprende; raggiungiamo Ulan-Ude, finalmente una cittadina.
Ulan-Ude è come la ricordavo dalla precedente esperienza di tre anni fa; tutto ha forme diverse da quelle della Russia Occidentale, i lineamenti delle persone si avvicinano molto di più a quelli Mongoli. Niente giro turistico, niente visita al faccione di Lenin nella piazza centrale (il più grande che sia mai stato prodotto); preferiamo trovare subito un posto dove alloggiare e passare la notte, poi il tempo di un’ottima fetta di collo di maiale e un paio di Siberian Crown per poi crollare tra le braccia di Morfeo; domani ci attende una tappa di quasi 1000 km.
Le tappe si stanno susseguendo molto rapidamente da quando abbiamo messo gomma in Russia, e ogni mattina ci svegliamo con l’obiettivo di percorrere 7/800 anche 900 km; sole, pioggia, vento, gelo, non ci ferma nulla, neanche la fame. L’unica cosa che conta è continuare questo volo che non è tanto diverso dagli altri che abbiamo già fatto in passato … è solo più lungo!
Salutata Ulan-Ude il gioco si fa duro; e quando il gioco si fa duro … cominciano i problemi veri!
Direzione Magdagachi, circa 2100 km; la strada è difficilmente descrivibile, non si tratta di sterrato classico, ma di un manto poco compatto di sassi e pietre, con una miriade di buche. Le gomme affondano e lo sterzo si chiude senza preavviso, una costante sensazione di stare per cadere; tratti lunghi fino a un centinaio di chilometri si alternano a poche decine di km di asfalto; l’adrenalina e la tensione sono ai massimi livelli.
Braccia forti, denti stretti, gas aperto e, soprattutto, modalità ENDURO sulle signorine, ci permettono di attraversare circa 900 chilometri in poco più di dieci ore di marcia, anche Dimitri si comporta molto bene.
Ci fermiamo ad un “motel” nei pressi di un’area di servizio; la notte trascorre veloce e la mattina, dopo una colazione a base di pietanze che non sono ancora riuscito a decifrare, ci rimettiamo subito in moto per cercare di coprire gli altri 1200 km che ci separano da Magdagachi; cambia il paesaggio, ci sono ancora tante betulle, ma si vedono anche montagne e fiumi e, soprattutto le “terre nere” che tanto amo (poi vi spiegherò cosa sono).
Purtroppo la nostra avventura odierna si ferma dopo soli 100 chilometri, una bella pietra ha bucato la gomma posteriore di Lidia; il buco non è di grandi dimensioni e il kit di riparazione che ho in dotazione basta per rimetterci in marcia.
Altri 5 km e bam si apre uno squarcio sempre nella gomma posteriore; stavolta non possiamo ripararla con il kit e soprattutto si profila il problema di dover smontare la gomma; sostituirla potrebbe essere difficile visto che di Pirelli Scorpion non se ne vedono molte da queste parti, ma anche smontarla non sarà proprio una cosa semplice; sarà difficile trovare un gommista, ma sarà impossibile che abbia la chiave particolare che serve per sbloccare la ruota.
Siamo nel nulla, non c’è campo per i cellulari e non passa nessuno, ma non perdiamoci d’animo! Chiedo a Dimitri di andare avanti alla ricerca di un po’ di civiltà, nel frattempo io tenterò di fermare qualcuno per chiedere un passaggio. Dopo 3 ore di inutili tentativi, si ferma una coppia di camionisti e poi un’altra coppia su un minibus; mentre cerchiamo di caricare Lidia sul camion torna anche Dimitri con la buona novella, ad una sessantina di chilometri c’è un gommista!
In sei, e con non poche difficoltà, riusciamo a caricare Lidia sul camion, la fissiamo bene con delle cime di fortuna e partiamo alla volta del gommista con Dimitri che ci fa da apripista. Dal gommista far scendere Lidia dal camion è stato un gioco da ragazzi grazie a delle tavole di legno a mò di scivolo. Ora non resta che fare la riparazione, ma a quanto pare i gommisti da queste parti non smontano le gomme, le riparano solo se già smontate …. alzo gli occhi al cielo e penso ad un paio di simpatici epiteti imparati da piccolo in giro per Napoli …
Ok, dobbiamo smontare la gomma, ma come facciamo se non abbiamo le chiavi Ducati?!?!??! Ci vuole pazienza, un pizzico di follia e tanto ma tanto culo; disegniamo il dado che blocca la ruota, prendiamo le misure al millimetro e con l’aiuto dei nostri nuovi amici camionisti raggiungiamo un fabbro che in men che non si dica ci crea la nostra chiave special one con la quale abbiamo potuto smontare la gomma, farla riparare e rimontare, e che ora custodirò per il resto del viaggio con tanto amore e gelosia. Un ringraziamento va a tutti gli attori, ai camionisti, a Dimitri, al gommista, al fabbro, alla gente che si fermava a guardare Lidia e a chiedere del nostro viaggio, un grazie anche a noi che non molliamo mai e alla Siberia che c’ha regalato un’altra cosa da raccontare.
Qualcuno di voi potrà comprendere il mio entusiasmo, abbiamo creato dal nulla una chiave, abbiamo ancora una volta coinvolto mezzo villaggio nella nostra avventura e alla fine gli abbracci e le strette di mano si sono sprecati.
Mettiamo avanti i nostri orologi di un’ora per il cambio di fuso orario (ma quanti ne abbiamo fatti finora?), sono le 23:00 e forse è il caso di andare a dormire; domani ci tocca recuperare …
E così è stato, ore 5:30 sveglia, colazione e partenza … povero Dimitri, chissà se mi chiederebbe ancora di partire con me e Lidia dopo tutte le nostre avventure, le levatacce e le centinaia di chilometri che facciamo giorno dopo giorno.
Magdagachi è stata raggiunta e la nostra tabella di marcia è perfetta, arriveremo a Vladivostok anche con un po’ d’anticipo; sono un paio di giorni che non ci facciamo una bella doccia e altrettanti che non ci fermiamo in un bar per una birra ghiacciata e quindi, con il vostro permesso fratelli, per stasera è tutto …
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Zio25r
I can fly …
30 lug
La prima sera di viaggio insieme è stato parecchio spassoso sentirlo lamentare dei dolori alle braccia e alle spalle, diceva che erano “in fiamme” , e così mi sono permesso di suggerirgli una posizione di guida più confortevole per il “nostro” Multistrada. Infatti, il giorno successivo, lo vedevo “costringersi” a tenere l’impostazione che gli avevo consigliato, ma la sera, dopo essersi tolto il casco, ha fatto un gran sorriso per farmi capire che le cose erano andate decisamente meglio ed è stato appagante vederlo soddisfatto.
Comunque non abbiamo voluto farci mancare nulla, neanche il tormento di tutti i bikers: rimanere senza benzina!
Poiché nelle aree di servizio russe devi comunicare anticipatamente al benzinaio quanti litri vuoi mettere nel serbatoio, Dimitri chiede 13 litri, come me, e a poco è servita la mia indicazione di metterne di più (lui aveva il serbatoio più vuoto). Mi dice che alla prossima area avrebbe fatto il pieno e di non preoccuparmi.
Naturalmente dopo 220 chilometri rimane a secco, a più di 20 chilometri dall’area di servizio più vicina … Molte parolacce e qualche sorriso dopo, invento un sistema per trainarlo utilizzando le fasce che mi ha regalato il presidente del DOC Danimarca un mese fa; la vera standing ovation va fatta a Lidia, un vero carro armato in quest’occasione: ha trainato Dimitri e la sua signorina per una ventina di chilometri senza mai dare segno di difficoltà ed effettuando addirittura un sorpasso!
Ieri ho avuto un piccolo incidente, era pomeriggio, e mentre ero in marcia qualcosa mi ha colpito molto forte sul casco; in una frazione di secondo mi sono ritrovato a guardare il cielo invece che la strada … brutta esperienza ve l’assicuro.
Lidia, come al solito, mi viene in soccorso e continua per la sua strada senza deviare; mi da il tempo di riprendermi, rallentare e accostare. In un primo momento, data la violenza dell’impatto, ho creduto di essere stato colpito da un uccello, anche perché stavamo percorrendo una strada dritta costeggiata solo dalla foresta. Tolgo il casco alla ricerca di un indizio, ma non c’è traccia di sangue; allora, d’istinto, mi volto indietro a guardare la strada appena percorsa e scorgo due persone che corrono in direzione della foresta per poi scomparirvi dentro. Questi bastardi mi hanno tirato un sasso; per un attimo mi balena per la testa l’idea di rincorrerli per fargliela pagare cara, ma un fastidio all’occhio destro mi riporta subito alla realtà. Per fortuna Dimitri individua immediatamente una scheggia di vernice del casco e la togliamo senza problemi. Il risultato finale è casco spaccato, ed è quello che mi ero creato e fatto disegnare prima di partire, con le aerografie del giro del mondo …
La visiera che non ha più la tenuta che dovrebbe, e ho preso un bello spavento …
Una vespa mi aveva punto sul labbro e un sasso alzato da un battistrada mi aveva già segnato il mento, ma una cosa del genere proprio mi mancava; è stato un attimo pensare a quante vittime hanno fatto i sassi dai cavalcavia di cui anche in Italia si è sentito spesso parlare nei telegiornali.
Una mezz’ora di sosta per riprendersi, tante ma tante maledizioni alla volta di quei due, e poi ci rimettiamo in sella; la visiera non ha più tenuta contro il vento e, immagino, contro la pioggia; dovrò sigillarla con lo scotch.
Però stiamo bene, Lidia, io e Dimitri con la sua signorina, e questo è quello che conta!
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Il volo continua
Zio25r
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24 lug
E’ passato giusto un mese da quando Lidia ed io abbiamo preso il volo .
Alle spalle ci siamo lasciati Italia, Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Austria, Germania, Belgio, Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia ed ora siamo sbarcati in Russia.
Mosca è la prima tappa di questa lunga cavalcata sovietica, abbiamo infatti calcolato circa 9000 km fino a Vladivostock e vedremo solo alla fine quanti saranno realmente.
A Mosca, come nelle altre città, l’accoglienza è stata calorosa e, come al solito, la disponibilità e l’ospitalità dei fratelli Ducatisti è spettacolare.
Alex viene a prenderci e subito ci fa da Cicerone; ci scorazza sulla sua cabrio in giro per la città, non il solito giro dei monumenti, ma qualcosa di più reale: il giro dei suoi locali preferiti :-)
Nel bar dove trascorre parecchie delle sue serate mi hanno regalato una bella Jolly Roger (una bandiera pirata, n.d.r.) autografata e con dedica “per il tuo volo Zio”.
Chi conosce la Jolly Roger sa che ha un significato particolare per chi la regala, significa “sei uno di noi”, proprio ciò che più desidero … essere identificato come uno di loro.
La serata trascorre rapidissima tra birra, risate, domande, tante domande da parte di entrambi; Alex è una persona squisita e ne approfitto per ringraziarlo nuovamente per tutta la sua ospitalità.
Non è facile trovare le giuste parole per ringraziare tutti voi della mia famiglia Ducati, per tutto ciò che fate per farmi sentire a casa e per i vostri sorrisi quando vedete arrivare me e Lidia … non dimenticheremo nessuno di voi, anzi, vi porteremo con noi km dopo km.
Siete veramente unici, mi aiutate a far capire al mondo intero che Ducati non è una moto..Ducati è Ducati..è un mondo, è un’amicizia, un fratello, un sorriso, una casa …
E’ UN VALORE senza eguali … quindi grazie FRATELLI!
Una bella sorpresa mi attendeva al Ducati Store di Mosca; si è avvicinato un fratello Ducatista, Dimitri, che si è presentato stringendomi la mano e dicendomi che non aveva mai fatto un viaggio in moto; poi mi ha chiesto: “posso venire con te?” … poche semplici parole, che però hanno avuto la forza di una bomba.
Non ci potevo credere, un fratello Ducatista, oltretutto in sella ad una sorellina di Lidia, voleva fare un pezzo di viaggio insieme a me; FANTASTICO!
“Certo che puoi venire insieme a me, sarà un onore” gli ho risposto …
Dimitri si è subito rivelato una bella persona; certo all’inizio temevo di non andarci d’accordo, in fin dei conti non avevo avuto il tempo di scambiarci più di pochi minuti di chiacchiere, ma in poche ore siamo entrati in sintonia e, anche se in certe situazioni è veramente un casino, abbiamo formato una bella squadra ; Dimitri si è dimostrato veramente umile e da subito ha voluto chiarire che era la prima volta che affrontava un viaggio e che aveva bisogno di qualche suggerimento; mi ha fatto una montagna di domande.
Per un po’ farò stare lui davanti, così mi rendo conto di come guida, e ho subito chiarito che quando è stanco deve assolutamente dirlo e se ha bisogno di aiuto o di qualsiasi altra cosa io e Lidia siamo a sua completa disposizione.
Naturalmente ho anche dovuto fargli comprare una tenda perché non aveva ben capito come siamo abituati a viaggiare … ma non ha battuto ciglio e così l’ho accompagnato a comprare qualcosa di veramente utile prima della partenza.
E’ divertente risolvere i suoi dubbi o raccogliere i bagagli che perde per strada … mi ricorda un po’ i miei nipoti e quindi è come se fossi un po’ a casa …
SONO VERAMENTE FELICE e lo aiuterò tutte le volte che sarà necessario, avremo il passo che farà più comodo a lui, ci fermeremo quando ne avrà bisogno e lo supporteremo in ogni istante… è la sua prima esperienza e Lidia ed io vogliamo che Dimitri la ricordi per tutta la vita … chilometro dopo chilometro.
Salutata Mosca abbiamo raggiunto Kazan, una località molto carina e che ricordo con estremo piacere già dalla mia precedente avventura Russa; anche qui una simpatica sorpresa … KazanMan, così l’ho battezzato, anche perché non riuscivo a farmi entrare in testa il suo vero nome
; ci ha atteso al confine della regione con la sua Ducati ed è stata subito gran festa!
Caspita! Che grande personaggio … un vero pirata e chi mi conosce sa bene quanto adoro questo tipo di persone..un grande pirata da un grande cuore. Abbiamo fatto qualche video insieme. Vi dico solo che mi ha chiesto di tenere a battesimo la sua Ducati … poi foto, qualche dedica e qualche regalo per me … UNA MACCHINETTA DEL CAFFE COMPRATA A NAPOLI E SIGARETTE . .MA VI RENDETE CONTO???!!
Ho i brividi al solo pensiero … che grande uomo … che grande uomo … lui mi ha detto ”Zio da oggi mi farò chiamare Kazan Man e ricorderò il tuo sguardo e l’emozione che mi hai dato, per tutta la vita…”, ho risposto con un abbraccio e una stretta di mano e guardandolo fisso negli occhi… l’ho salutato.
A presto Pirata … a presto KazanMan.
Il volo continua…
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Zio25r
I can fly …
12 lug
Si parte presto la mattina, come al solito, anche per riuscire a risolvere con più calma i piccoli contrattempi che ci possono rallentare; dobbiamo pur sempre attraversare 5 frontiere e il passaggio dalla Lettonia in Russia potrebbe riservarci qualche incognita.
Entriamo in Svezia e ci dirigiamo verso Nord alla volta di Stoccolma; maciniamo km e km d’asfalto, sempre con il sorriso sulle labbra, contenti, sereni, senza stanchezza; la Danimarca ha ricaricato le nostre pile, o dovrei dire le mie visto che Lidia sembra instancabile!
Come già detto nei vecchi blog, in questa fase Europea del viaggio il tempo scorre troppo veloce per poterci permettere delle soste “turistiche” e così solo sosta pernottamento per Stoccolma, e purtroppo la stessa cosa varrà per Helsinki; il 9 luglio, data fissata per l’arrivo a Mosca, è dietro l’angolo.
La Viking Line (poteva mai chiamarsi diversamente?), ci traghetta da Stoccolma direttamente ad Helsinki, appena 16 ore di nave, una rissa a bordo e niente asfalto per un giorno intero! Il tramonto ammirato in navigazione, però, è stato uno dei più belli che abbia mai osservato nella mia vita …
Terminata la navigazione, ricomposto il puzzle dei bagagli, e slegato Lidia dai tiranti che la tenevano saldamente bloccata, sbarchiamo ad Helsinki! Sono le 10:00 del mattino e le partenze per Tallin sono alle 11:00 e alle 23:00 … via di corsa alla ricerca di una biglietteria, 5 minuti per fare il biglietto e di nuovo di corsa per imbarcarci sulla nave delle 11 che in 3 ore ci porterà a Tallin in Estonia; quella delle 23 ci avrebbe fatto sbarcare in piena notte con tutte le difficoltà del caso; leghiamo per benino Lidia, smontiamo nuovamente i bagagli, scalino dopo scalino li tiriamo su fino al terzo piano della nave e poi sostiamo in terrazza per una pausa sigaretta.
Il panorama Scandinavo è sempre ricco di sorprese, la natura qui è ancora padrona e il tempo vola guardando l’orizzonte; purtroppo il tutto dura non più di un’ora, poi ricomincia a piovere … vabbè non importa, siamo abbondantemente vaccinati contro la pioggia e da parecchi anni ormai, il volo continua e la pioggia è solo un’altra compagna di viaggio …
Sbarchiamo a Tallin e, come per Helsinki, la salutiamo solo passandoci, senza fermarci; Riga dista 350 km e per le 18:00 dovremmo riuscire ad arrivare. Sulla strada troviamo i famosi e temuti “binari” sull’asfalto, veri e propri solchi “arati” dai TIR che passano costantemente su queste direttrici; sono lunghi centinaia di chilometri e di larghezza pari a quella di una gomma di camion … ecco, per me, questi “binari” fanno parte dei monumenti della Terra. E’ chiaro, parlo da Ducatista, ma le strade, le loro interminabili strisce bianche che ci fanno da guida, ma anche le strade non asfaltate, le pozzanghere, e soprattutto le curve, quel continuo spettacolo che ti strappa sorrisi sotto la visiera e che ti fa tendere i nervi sotto pelle in un costante flusso di adrenalina; ogni curva è un’esperienza da portare con sé, impossibile da condividere perché ognuno di noi l’avrà vissuta diversamente; magari ci è capitato di rifare la stessa curva decine di volte ed averla interpretata ogni volta in maniera differente alla ricerca della piega perfetta … sento scorrere un brivido al solo scriverlo … FANTASTICO!
Scusate la parentesi molto personale e torniamo al viaggio; arriviamo a
Riga in orario, anche qui sono già stato in passato. La pioggia non accenna a diminuire e così ci mettiamo subito alla ricerca di un riparo per la notte.
La mattina, il tempo di uno scatto a Lidia nella piazza principale, e poi direzione Mosca; meno di 2 giorni per coprire i circa 980km che mancano e tra 300km c’è la frontiera di uscita Lettone e quella d’ingresso nel territorio Russo; decidiamo, quindi, di fermarci solo per fare benzina .
Arrivati alla frontiera Lettone inquadriamo immediatamente la corsia autovetture e quella dei camion; purtroppo non c’è una corsia per le moto e soprattutto manca quella per le Ducati.
La fila è interminabile e si perde a vista d’occhio; vi assicuro che non sto esagerando, date uno sguardo alle foto … ci mettiamo sulla sinistra e, molto lentamente, cercando il consenso nello sguardo degli automobilisti, avanziamo; per fortuna la gente ci sorride, Lidia ha il suo fascino, e sembra quasi di essere ad una sfilata … ci fermiamo dietro l’ultima auto in fila davanti al semaforo che scandisce gli ingressi al posto di frontiera , ma anche il conducente di quest’ultima auto scende e ci fa cenno di passare avanti, perché “siamo in moto” così ci dice; come mio solito rispondo “no, è una Ducati” fecendolo sorridere; lui comunque insiste anche perché “in moto ci metti 2 minuti a passare il controllo” mi dice; Lidia ed io facciamo un piccolo inchino e passiamo avanti, scatta il verde e ci presentiamo davanti al poliziotto di frontiera documenti alla mano.
Ma il poliziotto ci inviata a tornare indietro e rifare tutta la fila senza superare le auto, a nulla è servito spiegargli che gli automobilisti stessi mi avevano fatto cenno di passare avanti; oltretutto ricomincia anche a piovere … ma niente da fare, è stato integerrimo e, sinceramente, non ho voluto provare la sua incorruttibilità anche se sono sicuro che sarebbero bastati pochi euro.
E così, sotto la pioggia, torno indietro al’inizio della fila; neanche il tempo di fermarmi che un capannello di persone mi si mette intorno per sapere perché siamo tornati indietro; gli spiego la situazione e succede una cosa tanto inaspettata quanto commovente; un piccola, fantastica rivolta, una dozzina di persone che si mette a correre, sotto la pioggia, alla volta del poliziotto per poi discutere con lui animatamente … ma non c’è stato nulla da fare, col suo stupido sorriso stampato sulla faccia mi guarda da lontano e continua a gesticolare di restare a fine fila.
11 ore 11!e sotto la pioggia quasi incessante; mi hanno invitato a salire nelle auto ma ero troppo fradicio e non volevo allagargli la tappezzeria, e poi ancora ho il ricordo della frontiera Bulgara dove avevano cercato di rubarmi i bagagli. Volevo solo passare la dogana e rimettermi in marcia e così ho fatto, alle 3 di notte; finalmente davanti al poliziotto, ormai cambiato, sorriso e documenti, 5 minuti ed ero fuori dalla Lettonia; 200 metri, frontiera Russa, poco meno di un’ora e avevo superato anche quella; magari mi ha aiutato anche il bigliettino che mi ero fatto scrivere che recitava “gli adesivi non sono sponsor, sono i club DOC Ducati..non abbiamo soldi, avete una sigaretta?”, qualche accenno di sorriso e ci è andata veramente bene; siamo in Russia!
Sono quasi le 5 del mattino, e non saranno certo 650 km a fermarmi; si riprende il volo per Mosca. La notte è molto buia e la foresta inquietante; dopo 400 km “devo” fermarmi in un motel per buttare giù un paio d’ore di sonno, ma l’arrivo a Mosca è puntuale!
Il volo continua
Zio25r
I can fly …
6 lug
Un paio di birre e due chiacchiere con Lidia per trascorrere la serata e poi venerdì mattina, dopo aver velocemente raccolto le poche cose che avevo tirato fuori dalle borse, siamo partiti con destinazione Copenaghen.
Alle 11:00 sono arrivato puntualissimo, lo rimarco perché non brillo per precisione, all’appuntamento con Soren, Presidente del DOC Danimarca; il tempo di una sigaretta e sento rombare la sua splendida 749 che di 749 ha ben poco, forse la carena, il resto è 924 ed è stata assemblata tutta da lui stesso; una stretta di mano, un abbraccio e via, in giro per la città.
Prima tappa la scultura della Sirenetta .. ok, c’è lo scoglio, ma lei non c’è; “starà facendo una nuotatina?” mi domando o magari starà litigando con Nettuno e invece Soren mi viene subito in aiuto; la Sirenetta è in vacanza in Cina per i tre mesi estivi e al suo posto c’è un maxischermo al plasma che trasmette in tempo reale le immagini di una telecamera fissa sulla scultura nel museo Cinese che la ospita; intendiamoci, non è che mi fossi sparato 6/7000 chilometri proprio per vedere la Sirenetta, però un po’ mi è dispiaciuto di non trovarla lì ad aspettarmi …
Volete sapere il colmo? Indovinate un po’ chi bersagliava di fotografie il plasma che trasmetteva le immagini della scultura? ESATTO! Frotte di Cinesi che invece di andare a vederla a casa loro sono venuti fin qui a fotografare un televisore …
Comunque, in mancanza, si sono industriati ed hanno trovato una controfigura …; a me tocca correre in Cina per vederla da vicino e se non la trovo neanche lì allora saprò cosa fare dopo il rientro da questo Giro del Mondo; a caccia della Sirenetta, sempre in sella a una Ducati è chiaro!
Causa il solito tempo tiranno, il resto della gita è stato più un tour stile Sightseeing; abbiamo visto, rigorosamente dal di fuori, sia il Palazzo del Governo sia il famosissimo museo “Tivoli”; affascinanti e sicuramente pittoreschi ma dovrò tornarci di nuovo per visitarli da dentro.
Dopo la gita siamo andati a casa di Soren, ve lo dicevo che i Danesi sono mooooolto ospitali, ho mangiato da scoppiare e bevuto la birra Danese più conosciuta al mondo, la Tuborg, e poi mi hanno dato una bella stanza dove dormire; è questa l’accoglienza che mi aspetto dai fratelli Ducatisti in giro per il mondo; un ringraziamento anche alla moglie di Soren per avermi sopportato e ai due figli piccoli con i quali ho giocato … mi avete fatto stare bene!
Sabato mattina colazione con i soci del DOC Danimarca che, guarda caso, proprio quest’anno festeggia il suo 25° anniversario; erano in tanti e mi hanno regalato una bellissima maglia special25 con tutte le loro firme; qualche foto, tante risate e poi in sella alla volta di SORO, circa un centinaio di chilometri, dove ci aspettava Finn, socio DOC Danimarca e gran personaggio con le sue 620 coppe vinte nel motocross.
Insieme a Finn c’erano tanti altri fratelli Ducatisti e la festa è continuata! Aperitivi e altre bevande tipiche servite con attenzione da Finn, sua moglie e dalla figlia che lavorano con lui; tante domande su Lidia e sul nostro progetto, tante strette di mano. Finito il rinfresco hanno dovuto staccarmi con la forza dal mio sogno Ducati 851 che era lì presente tra le tante Ducati sparse un po’ ovunque nel piazzale; Finn mi ha invitato a casa sua dove abbiamo festeggiato il suo 63° compleanno e poi seduti davanti ad una Royal Pilsner scura e ad un album di vecchie fotografie che lo ritraevano in giro, a volte in piega, a volte con una coppa in mano, mi ha raccontato tanti bellissime storie della sua vita veramente “vissuta” … anche qui mi sono sentito uno di loro!
Ringrazio di vero cuore SOREN E FINN, siete persone veramente fantastiche e come vi ho già detto nel momento dei saluti finali, SIETE MIEI FRATELLI! ..GRAZIE DI TUTTO
..ora come ben sapete il volo mio e di Lidia continua, ci aspetta Stoccolma …
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Zio25r
I can fly…
5 lug
Questa piccola sosta ci ha permesso, oltre che avere una calorosa ospitalità da parte dei DOC MonsterMOB e DucatiBE, anche di lavare due panni ad una lavanderia SelfService e, infine, di prendere un po’ di energia dal Sole che finalmente ha fatto capolino nel week end.
Poco meno di 250 km e mi ritrovo, per la terza nella mia vita e sempre in sella ad una Ducati, ad Amsterdam;
beh, so che non vi sembrerà strano sentirmi dire che … non è cambiata per niente, con i suoi famosissimi coffe shop, per chi non li conoscesse sono dei bar che hanno un piano dedicato alla vendita di droghe leggere che è possibile consumare seduti comodamente ad un tavolino ma dove non è consetito accoppiarvi degli alcolici,
e le sue ancor più famose “vetrine del sesso” della Zona Rossa
, dove abili meretrici attraggono gli avventori semplicemente mostrandosi in vetrina nei negozi per strada … ma Amsterdam è anche molto di più dei suoi luoghi comuni, è anche il museo di Van Gogh e la casa della grande Anna Frank.
Lidia ed io in questa prima fase di viaggio dobbiamo, purtroppo, osservare un ruolino di marcia che non ci lascia il tempo di godere di godere delle tante attrazioni di queste grandi città che stiamo lasciando alle nostre spalle; dobbiamo restare in volo. Più avanti ci sarà maggior tempo per dedicarsi anche un po’ al turismo.
A letto presto e ripartenza la mattina seguente.
Oggi, 30 Giugno, quasi 500 km per arrivare ad Hamburg (Amburgo); faremo sosta in un posticino che i miei ricordi hanno riportato alla mente. Certo sono passati tanti anni e spero che questa zona della Germania sia rimasta uguale a come la ricordo, con le sue vallate, le sue casette di legno e quel fantastico fiume che la attraversava.

Ed è proprio così … la splendida strada è un susseguirsi di curve, parecchi autovelox in più rispetto a qualche anno fa ma per divertirsi tra una piega e l’altra non serve correre troppo … quanto è splendida Lidia, non ne avete idea … in modalità TOURING dipinge le pieghe in maniera indescrivibile …sale, scende, risale, riscende, sorride … è come viaggiare su un binario, non si sposta dalla sua traiettoria..mantiene ancora il sorriso e resta a testa alta, fiera di ciò che è, tra le vallate e le casette di legno che sono rimaste uguali a come le ho lasciate tanti anni fa …incantevole.
Per quanto riguarda il mio recupero non ricordo chi ha scritto nel bolg “Zio questo sarà il tuo nuovo record personale 5000km in sei giorni” ma volevo rispondergli che non è cosi, il record al momento ce l’ha Nenna con 6200km in 5 giorni quando andai all’isola di Man la scorsa estate.
Spero che il diario non risulti un po’ noioso ma, credetemi, alcune volte è veramente difficile cercare di esprimere ciò che si ha dentro … sono tutto il giorno in sella con la fantastica Lidia e ciò che proviamo non è facile di riportare..ho bisogno di guardare negli occhi le persone, di stringere una mano, di vedere un sorriso o di bere una birra per poter raccontarvi qualcosa e cercare di farvi nascere una nuova emozione … cmq ci sto provando e certamente, più avanti, ci saranno sicuramente episodi “simpatici” da raccontare.
Ora devo lasciarvi, devo correre a una fredda Bitburger per chiudere come sempre la mia giornata e devo trovare anche qualcosa da mettere sotto i denti … FOLLOW ME!!!
Il volo continua …